venerdì 13 aprile 2018

Casa Julka, Casa delle Donne

di Simonetta OttoneCasa Julka è la casa che tutti desideriamo, piena di silenzio, calore e intimità, piena di luce, di atti di cura e presenza.

A Casa Julka si incontrano persone con cui ascoltare, guardare e creare cose belle; un luogo dove sarà possibile coltivare una comunità che colleghi gli uni alle altre, con i loro progetti, dal vivo e in tempo reale. 

Il primo appuntamento di Casa Julka (Domenica 29 Aprile ore 18), è Julka, Narrazione per Corpo e Parola di e con Simonetta Ottone.
Il lavoro viene presentato a Livorno in occasione dell’81° anniversario della morte di Antonio Gramsci: la città di Livorno appare spesso nei carteggi di quest’uomo e di questa donna, Julka Schucht, che la storia ci consegna come la compagna (o forse moglie) russa del grande protagonista; completamente taciuta dalla ricostruzione storica italiana, la sua vita e le innumerevoli lettere inviate all’intellettuale durante la sua detenzione. 
L'iniziativa verrà introdotta da Anna Maria Bernieri, ricercatrice storica di Memoria dell'operato femminile, autrice di "Le Madri costituenti - Storia di una speranza incompiuta", sua ultima pubblicazione.

Il 4 Maggio lo spettacolo sarà presentato a Spazio Dodo a Colle Val d’Elsa (SI).

Il secondo appuntamento è “Il Senso del Peso”, Workshop di DanzaMovimentoTerapia e Sistema Laban Bartenieff (con L. Rapisarda e S.Ottone, riconosciuto come Formazione Permanente APID) e rivolto a tutti.
Per l’occasione, apriremo alla città il racconto di Ingmard Bartenieff, figura di donna importante nell’ambito della Danza, della Terapia e della Medicina.
A chiusura del mese che celebra La giornata mondiale della Danza (29 Aprile, Conseil International de la Danse UNESCO), ci piace ricordare quanto la Danza sia stata, nella storia del novecento, un modo di riconoscere la centralità della donna nel mondo dell’arte e della cultura.
Tuttora, nel mondo della danza in tutte le declinazioni, lavorano e creano tantissime donne. 
La storia di Ingmard Bartenieff è emblematica, in proposito.
Danzatrice, coreografa, fisioterapista, danza terapeuta di nazionalità tedesca, studiò con Rudolf Laban, di cui proseguì l’approfondimento e estensione del metodo, fino a crearne uno sviluppo raccolto nel sistema denominato Bartenieff Fundamentals.  

Lorella Rapisarda, presente in quei giorni a Livorno al Centro Studi DanzArte  (LINK), grazie al suo periodo di studio presso il LABAN INSTITUT DI NEW YORK e alla sua attività di divulgazione del Sistema Laban/Bartenieff, ci parlerà di lei, e del suo incessante lavoro di approfondimento, applicazione, ricerca del Movimento, nonostante il suo nome e la sua opera fossero stati più o meno deliberatamente oscurati dalla figura di Rudolf Laban. 
Una serata dedicata alla storia della danza, ben incastonata nella rivoluzione operata dall’arte moderna nel Novecento. 

Il terzo appuntamento sarà il primo incontro a Casa Julka del Gruppo Rete di donne per il lavoro 
Venerdì 18 Maggio alle 11, si parlerà del lavoro che vorrei fare, delle passioni, attitudini, possibilità che sento di avere.
Si parlerà di come preparare un colloquio di lavoro, come presentare un Curriculum, avremo informazioni sul Diritto del Lavoro, su come consultare offerte di lavoro, con possibilità di effettuare una valutazione personalizzata delle competenze attitudinali e la predisposizione di un piano di carriera. 
L’incontro sarà tenuto da Simona Volpi: Consulente Risorse Umane, Docente Formatrice Diritto del Lavoro e Orientamento al Lavoro. 

Riprendendo le parole di Simone de Beauvoir: E’ per mezzo del lavoro che la donna ha in gran parte superato la distanza che la separava dall’uomo; e soltanto il lavoro può garantirle una libertà concreta (…) il sistema fondato sulla sua dipendenza crolla; tra lei e l’universo non c’è più bisogno di un uomo mediatore.” 

Ci vediamo a Casa Julka, Via Ricasoli 103, Livorno 

Casa Julka, Casa delle Donne 

Che le porte si aprano…

Casa Julka è un progetto di Associazione Compagnia DanzArte

sabato 10 marzo 2018

Il Teatro e la gioia dei corpi. Intervista a Cathy Marchand

di Simonetta Ottone • Autunno 2017. Incontro Cathy Marchand a Livorno, in un periodo di lavoro al Centro Artistico Il Grattacielo. La guardo in “Personnages… in cerca di autore”, con tema musicale scritto da Franco Battiato.

Una donna minuta, che neanche in scena nasconde la sua umana fragilità, ma che parla un linguaggio, che è il linguaggio stesso del periodo culturale in cui ti sei formata. E’ un ritorno a quel luogo, un riconoscersi ora, come allora. Due grandi occhi, espressivi o severi, aperti su ciò che c’è intorno. Parla un po’ francese, un po’ italiano Cathy Marchand, componente di punta della storica Compagnia Living Theatre.
I Living Theatre e la rivoluzione del teatro. Per me è un sogno venirne in contatto dal vivo!
Iniziamo a parlare. Con lei non ti prepari domande, vuoi arrivare dritta al punto.

Cathy, che pensi di questi giorni, di questo periodo storico?
Che dire, speravo tanto non finesse così. La nostra società non è più liquida; è diventata gas. L’umano è un qualcosa da stigmatizzare, deve esser inquadrato.  E’ un disastro. E in Italia viviamo   tutto questo in modo drammatico.
Sono francese, ho vissuto a Parigi, in USA con I LIVING, ho girato molto. Ora abito in Toscana. In Italia c’è stata una rivoluzione in questi trenta anni in cui ha dominato un signore con un conflitto d’interessi inimmaginabile in Europa. La TV in questo paese ha contribuito ad alfabetizzare, a condividere la lingua italiana in ogni regione. La televisione in Italia è considerate importante, un maestro che ti ha insegnato a parlare. La televisione in Italia tuttora ha un potere immenso, neanche in USA ha un potere così. Dagli anni ’80 questo signore ha agito in maniera indisturbata per attuare una rivoluzione del costume, per far perdere il pensiero, perché questo non deve essere pesante, lento, profondo, deve essere veloce, farci ridere, non farci pensare. Le donne sono quelle che pagano di più: sono tornate indietro di almeno 30 anni! 
Il teatro in tutto questo diventa per forza obsoleto, lo spettatore è abituato a vedere i realities”.

E’ vero, penso io: inizialmente, sembra che le persone abbiano resistenze ad accettare la profondità. Nessuno sembra voler capire davvero più niente. Continuiamo a parlare, io e Cathy:
Le nuove generazioni non sanno neanche concepire una ribellione strutturale. Non sanno a cosa rivoltarsi, sono nati in questa era e non ci sono figure di riferimento credibili. O non le percepiscono come tali.
Noi sapevamo di voler andare contro i padri, questo facevano i ventenni degli anni ’60. Facevamo Teatro Politico per cambiare il mondo. Mi sembra di parlare di ciò che succedeva nel paleolitico! Mi sento inadeguata.” E continua Cathy: 
i giovani sembra non abbiano più curiosità, vanno su google, non hanno voglia di sapere di più: la TV e la sua cultura li ha addestrati alla passività. Orwell nel 1984 parlava di manipolazioni delle nostre menti. Chi è nato nel 1945 è cresciuto nel dopoguerra, siamo stati ammazzati dalla ribellione, da droghe pesanti, vivevamo nella tensione della guerra fredda, ma ci rimaneva la gioia di provare a cambiare lo stato di cose. I giovani no, sono già vecchi”.

E poi parliamo della vocazione del teatro, di Artaud del “Teatro della Crudeltà”, del Teatro e il suo doppio”. 
Della sacralità del ruolo di attore, di un mestiere che diventa urgenza. Del teatro come Rituale Collettivo.
Del Teatro come  Gioia dei Corpi. 
Della Gioia. 
Del rifiuto della finzione del palcoscenico, dell’eliminazione del confine tra Arte e Vita, tra attori e pubblico.
Della Beat Generation. Dell’esperienza preziosa in Italia di Carmelo Bene, Leo De Bernardinis, Raffaello Sanzio, Pasolini.
Di essere veggenti.

Come lo vedi il futuro del teatro, Cathy?
Cosa possiamo fare? Le donne e le diversità vanno indietro, i cinema storici di una capitale come Roma diventano Slot machine, la gente non legge.
Tra tanta mediocrità nel sistema, In Italia ci sono comunque delle eccellenze, delle menti magnifiche.
L’Italia è magna, in questo.
L’umano cambia, la gente è stufa della mediocrità, si scontra con crisi economica, senza punti di riferimento. In Francia dopo gli attacchi terroristici, la gente ha risposto attraverso la voglia di Cultura, alimentando la vita culturale. Parigi ha risposto subito.
Credo che noi che facciamo Teatro dobbiamo resistere: anche una sola parola è già importante. Bisogna crederci, credere alla nostra vita. Formare davvero i giovani, senza scorciatoie o facili illusioni. 
Grotowskj diceva che la famiglia del Teatro è insieme.
E Eugenio Barba: unire nella diversità.


giovedì 22 febbraio 2018

Sulla PAS, presunta sindrome da alienazione parentale: una conferenza stampa a Lucca

Com'è possibile che una presunta sindrome non riconosciuta dalla comunità scientifica trovi spazi di affermazione nei tribunali italiani, con pericolose conseguenze su donne e bambiniVenerdì 23 febbraio 2018 a Lucca una conferenza stampa di DiRe denuncia il drammatico impatto delle diagnosi di PAS, Sindrome di alienazione parentale, nei casi di donne che ricorrono alla giustizia dopo aver subito atti violenti dai loro partner.

Nello stesso giorno il Tribunale di Lucca decide il destino di un bambino di 9 anni che, in base a un provvedimento già assunto dal medesimo Tribunale, rischia di essere allontanato dalla madre, ritenuta "impeditiva" della relazione del minore con il padre. Ma troppo spesso i tribunali tendono a confondere la violenza con il conflitto di coppia: cioè una condizione che presuppone un rapporto alla pari, che non esiste quando c'è violenza maschile contro la donna. In questi casi è vietata anche la conciliazione o mediazione, le quali, invece, vengono spesso imposte dal servizio sociale (o da altre professionalità che intervengono in ambito giudiziario, nella forma di consulenze tecniche d'ufficio o CTU), proprio perché non viene tenuta in considerazione la violenza subita da una donna
Anche quella di Lucca è una vicenda paradigmatica di un diffuso comportamento giudiziario, che lede gravemente i diritti delle donne, ha un impatto drammatico sul benessere e la sicurezza dei minori e contrasta con la Convenzione di Istanbul. Questa prevede espressamente, infatti, che nello stabilire i diritti di visita o di custodia dei figli non vengano compromessi "i diritti e la sicurezza della vittima o dei bambini". 
Sono molteplici gli studi scientifici, anche internazionali, che dimostrano non solo la contraddittorietà di un obbligo di mediazione, ma anche quanto sia pericoloso in caso di violenza intrafamiliare, perché non si tiene conto del fatto che i bambini che hanno assistito ai maltrattamenti del proprio padre sulla propria madre rifiutano di vedere il genitore maltrattante perché hanno paura. Dobbiamo ricordare il caso terribile di Federico Barakat per dimostrare quanto spesso abbiamo ragione ad averneI bambini vanno ascoltati. In questi casi, invece, non si riconosce il trauma dei bambini e delle bambine ma si colpevolizza la madre - peraltro vittima di violenza - e la si ritiene responsabile di comportamenti definiti come atti di alienazione parentale; il tutto in un quadro informativo che è di grande confusione.
È quanto è successo anche nel caso in esame al Tribunale di Lucca. 
Di tutto questo parleranno all'Hotel San Luca Palace (Via S. Paolino 103, h. 11): l'avvocata Manuela Ulivi (Casa delle donne maltrattate di Milano), Nadia Somma (Associazione Demetra donne in aiuto, Lugo), e Giovanna Zitiello (presidente Associazione Casa della Donna di Pisa). 

venerdì 16 febbraio 2018

DanzaMovimentoTerapia contro la violenza. Un convegno a Riolo Terme

di Simonetta Ottone • E’ un’epidemia, un cancro metastatico, una degenerazione infausta: intorno e dentro le nostre vite, la violenza è in crescita. Siamo una società che si sta ammalando in modo esponenziale,  di violenza. 

Ogni tipo di violenza: da quella verbale a quella fisica; da quella di matrice politica o religiosa a quella di tipo privato; dall’abuso costante di potere, divenuto sistema, alla violenza digitale, fino al cyberbullismo, fino all’induzione al suicidio per via virale sui social.
Sconvolgente e nuovo è lo sfoggio sfrontato e impudente che si fa di questi crimini pubblicizzati su internet, lo sdoganamento di queste atrocità a scopo commerciale, le app in cui il sesso è usato come merce di scambio, o mezzo di reclutamento nei nuovi e pervasivi terrorismi globalizzati.
Del tutto impreparati o impotenti risultano, alla resa dei fatti, I luoghi educativi tradizionali, investiti come sono da questa ondata di mediocrità dilagante. Saturata la violenza ideologica, quella attuale cambia pelle di continuo, si camuffa, prende nuove e molteplici forme, sempre più presenti e   striscianti: diventa mezzo di comunicazione, di pressione, di discriminazione, di addestramento (pensiamo a quanti bambini passano ore al giorno nella violenza di buona parte dei videogiochi più comuni).
In un paese dove ogni 2 giorni viene uccisa una donna quasi sempre per mano di uomini di famiglia, è necessario affrontare la fenomenologia della violenza dei “piccoli atti”, che è destinata, in una spirale senza fine, a culminare spesso in gesti clamorosi. Nel mondo una donna su tre (dati ONU) subirà violenza fisica (che è sempre il punto finale di tutte le altre forme di violenza,da quella verbale a quella economica).
Penso alla velocità folle a cui si moltiplicano nuovi e grotteschi metodi per mercificare e profanare i corpi delle donne in un sistema in cui ciò che è più vivo, sia esso la terra o le donne, deve essere ridotto a oggetto e annichilito per aumentare i consumi, la crescita, l’amnesia (…) la guerra contro di noi infuria ogni giorno più metodica, più sfacciata, brutale, psicotica.” (E. Ensler). Di tutto questo parleremo il 17 Marzo a Riolo Terme nella prossima giornata di Formazione APID, dal titolo: 
La DanzaMovimentoTerapia come contributo per il recupero della dignità e integrità della persona nell’ambito delle violenze: dall’infanzia all’età avanzata. 

Il Convegno è organizzato dall’Associazione professionale italiana DanzaMovimentoterapia (APID), con il patrocinio di Art Therapy e Associazione Medicina Centrata sulla Persona. 
La giornata di studio nasce dalla voglia di condividere il cammino fatto dai professionisti in questa disciplina, la DMT, con i diversi approcci alla persona: l’approccio medico, psicoterapeutico, artistico come medium che caratterizza appunto tale metodologia. Il convegno è strutturato in 3 sessioni di interesse:
la I Sessione tenuta da tre importanti relatori approfondirà, attraverso tre lezioni magistrali, gli aspetti psicologici e ha l’obiettivo di introdurre la platea alle dinamiche psico-corporee che queste problematiche evidenziano, fondandoci sulla centralità della persona e sulla possibilità di scelta di cura, attraverso anche approcci “non convenzionali” (come lo è laDMT). Due video interviste concluderanno la mattinata riportando al centro il lavoro di 20 anni dell’associazione e le tematiche legate alla violenza nelle diverse fasi della vita attraverso un approccio corporeo e non verbale,
la II Sessione sarà caratterizzata da workshops pratici in parallelo, dove il partecipante avrà modo di sperimentare tecniche e approcci non verbali basati sulla metodologia della DMT.
la III Sessione poster vuole evidenziare, attraverso le esperienze sul campo e attraverso il dibattito con i partecipanti, le diverse modalità di approccio alla problematica. http://www.apid.it

lunedì 22 gennaio 2018

Voce maschile che canta Emily Dickinson. Intervista a Tenedle

di Simonetta Ottone

Dimitri Niccolai, in arte Tenedle, è autore, cantante, produttore e performer. Nato a Firenze, lavora da tempo in Olanda. 

La sua musica, elegantissima, viene definita “Canzone d’autore contemporanea”; fortemente visuale ed evocativa, dà vita a chi la ascolta, a immagini in movimento, perfettamente ambientate. Una musica ricercata, eppure antica e spontanea.
I brani sembrano danzare fluendo direttamente dalla “stella doppia” di Hermann Hesse, laddove il sonoro, il visivo, la parola, l’interpretazione, e il loro movimento sinergico, danno vita ad un’unica, circolare drammaturgia di linguaggi d’arte.
E, come nella “Stella doppia” di Hesse, finalmente il Maschile incontra in sé il Femminile, e lo svela con orgoglio. Dopo un bel concerto a Livorno, in compagnia della band PASE di cui Tenedle è spesso produttore, ho il piacere di incontrare Dimitri, e di iniziare una lunga e mai conclusa conversazione. 


Di seguito alcune domande che aspettavo di porgli direttamente:

Dimitri, come hai iniziato? 
Sono nato in una famiglia dove nonostante nessuno vantasse studi in campo musicale, tutti cantavano o fischiettavano o mugolavano. La musica era sempre presente nelle sere d’estate per esempio, ci radunavamo in campagna, mio padre organizzava una sessione ritmica con la grattugia, qualche pentola e due mestoli, mio fratello maggiore era l’unico che suonava la chitarra, gli zii e le zie, i nonni e i viandanti cantavano, i timidi battevano le mani. Ogni quindici secondi si cambiava canzone ma per me era un sogno. Sognavo. desideravo che quelle serate non finissero mai. Imparai a strimpellare la chitarra ed iniziai imitando i Beatles. Scrivere canzoni fu subito prioritario rispetto ad imparare  a  suonare. Ricordo che con il giro di sol ne scrissi subito una decina. Questo direi si possa chiamare il mio vero inizio.

Ascoltando i tuoi brani si ha un senso di profonda dolcezza, di visionarietà scaturita da elementi del quotidiano. Come nasce la tua musica?
Ci sono due binari su cui questo treno procede, per fortuna: uno è quello puramente emotivo, per cui parole, accordi, melodie ed armonie si intrecciano, poi c’è la parte sonora,  sperimentale, l’arrangiamento, che delinea il luogo dove il tutto si svolge. Un tempo scrivevo canzoni di getto, poi pensavo al resto, oggi non riesco a scrivere se non ho in mente prima il suono, l’ambiente, come in un film la scenografia per le scene: per me una canzone ha bisogno prima di tutto di essere una scenografia, un’ambientazione. E’ diventato un lavoro di maggiore riflessione rispetto agli impulsi più’ istintivi dei primi anni.
L’estetica è oggi parte fondamentale per trarre ispirazione per i testi per esempio.
Un artista che produce il suo lavoro con la pazienza e dedizione del miglior artigiano di scuola fiorentina, come se non dovessero esserci intermediari tra la sua arte e chi ne fruisce. Una scelta coraggiosa, senza compromessi. Raccontaci come realizzi un lavoro indipendente, come lo finanzi, che rapporto permetti di avere al mercato rispetto alle tue scelte artistiche.
Coltivo da sempre passioni in ogni campo artistico, discipline come scrittura, pittura, disegno poi fotografia, cinema e come  da bambino ho mantenuto da sempre curiosità’ come motore e il desiderio di creare giocando. Ho capito che il fare “da solo” è necessita’, non tanto una scelta. Certo ci sono lati meno positivi ma come hai detto tu, questo artigianato “profondo” mi permette di avvicendarmi altrettanto profondamente alle cose ed al modo in cui voglio, devo comunicarle.
La solitudine ripeto, questo tipo di solitudine è spesso fondamentale. Oggi riesco a portare avanti davvero senza compromessi molte delle idee che ho. La mancanza di mezzi sono stati una difficoltà in passato, ma lavorare con poco mi ha anche aiutato a raffinare l’inventiva ed oggi la parte “creativa” e’ rimasta comunque  prevalente, a sostenere le idee. Sono indipendente da anni e lo sono “davvero”. Produco e propongo direttamente al mio pubblico le mie cose e ormai lo ritengo un “successo” in perfetto equilibrio che mi permette libertà’ artistica e un rapporto bellissimo, diretto con chi mi segue.

Perché scegliere di cantare una grande poetessa americana, rappresentativa del mondo femminile, come mondo potentemente universale? A che punto sono le donne in Italia, da dove tu vieni, e in Olanda, dove tu abiti?
La Dickinson, “Emily”, è con me da quando ero adolescente. Scrissi le prime canzoni con i suoi testi molto tempo fa, mentre continuo a rileggere le sue poesie ancora oggi.
Tre anni fa decisi di realizzare un album “per me” ed ho scritto  con gioia nuovo materiale. “Odd to love” e’ uscito a settembre 2015. 

Escludendo da questa chiacchierata la parte “tecnica” e puramente musicale sul perché Emily Dickinson sia secondo me una scrittrice perfetta per la musica, parlo del fascino che la persona e la figura ha esercitato su di me. Una donna che può’ ancora darci tanto, rivoluzionaria e docile, oltre la vita già durante la propria vita, fortissima e fragile, vera, la sua poesia, il suo pensiero, i suoi dialoghi a tu per tu con (alla ricerca di) dio, riescono ad illuminare le strade buie di una modernità ancora cosi “per niente moderna”, anzi appena post-medievale. Cerco di arrivare al punto della domanda partendo da lei. Cosa che richiederà’ qualche riga di questa intervista mi sa.
Prima di tutto una premessa personale che non deve essere per forza condivisa per essere capita. Io sono nato maschio e non sono fisicamente attratto da altri uomini, eppure per tutto il resto, sono anche donna, o forse semplicemente cerco di imitare un sentire che forse non conosco, percepisco soltanto, desidero, ma sono in stretto contatto con la mia parte femminile.
La curiosità per sensazioni tipo la maternità poi, mi fanno provare un’ammirazione ed una meraviglia indescrivibile, forse anche un po’ di invidia (se ce n’è una buona). Una delle poche esperienze che mi mancherà sempre, il parto. Comunque essere donna, madre, padre appunto, non ha solo a che vedere con il parto anche se credo che “dare” vita fisicamente aiuti a valorizzare molto di più l’esistenza altrui.
Fondamentalmente poi mi vergogno degli uomini e dei disastri che hanno combinato nella storia.
E’ vero che la stupidità e la cattiveria sono altrettanto presenti nella donna come nell’uomo, ma l’uomo, con le occasioni ed il potere che ha avuto, ha dimostrato di essere solo distruttivo, ripeto, non conoscendo a fondo cosa significa “dare vita” la toglie con molta meno difficoltà. Violenza e guerra dovrebbero essere parole “maschili” anche in italiano.
E’ ovvio che sia impensabile che gli uomini a cui Emily Dickinson andrebbe fatta leggere, ed anche qualche donna direi, siano interessati o sensibili a questa chiacchierata, essendo principalmente la causa della condizione retrograda in cui siamo. La primaria “suddivisione” tra esseri umani è quella “sessuale”. Siamo donne, uomini, omosessuali. Poi vengono le “razze” le “religioni” le “nazionalità” i “gruppi politici” e le “tifoserie” varie. Tutte cose che con la modernità non hanno a che vedere, perché non abbiamo ancora imparato a mettere davanti ad ogni “suddivisione” l’apprendimento di una disciplina fondamentale, il rispettoSui diritti e le differenze con l’Olanda cerco di essere breve e mi scuso se ho abusato dello spazio fino ad ora. Conosco, frequento questo paese che ora mi ospita da quasi venticinque anni e già allora la cultura era molto avanti rispetto alla nostra. Dico solo che in Italia si continua a chiacchierare e la violenza aumenta, la condizione della donna, il rispetto sul lavoro peggiorano. I Paesi Bassi non sono un paese perfetto ed oggi nessuna conquista è fuori pericolo in società che mettono il profitto davanti agli esseri umani. Mentre in Olanda certi valori sono ancora presenti, discussi, protetti, i violenti sono un’eccezione, e il maschilismo non qualcosa di cui vantarsi, in Italia siamo tornati addirittura indietro, senza progredire, nello stesso quarto di secolo.

I tuoi rapporti con l’Italia e la Toscana.
Il mio paese, la mia città Firenze e le mie radici, i miei ricordi, che dire? Un meraviglioso territorio con una storia ed un potenziale immense, abitato pero’ da una massa umana grigia, che ama farsi condurre credendo di decidere. Strano tipo di individualismo. Poche purtroppo le eccezioni.
Gli italiani che hanno a cuore l’ambiente, il rispetto e la dignità come valori fondamentali, la pace e l’onesta’ sono una piccola minoranza, ormai senza nessuna voce e potere. La frustrazione di non poter fare quasi niente contro poteri che gestiscono il nostro paese mi provoca amarezza. Ammiro comunque doppiamente coloro che lottano. Li osservo da lontano e spero sempre di fare la mia parte, anche per l’Italia ancora, un giorno. Ho sempre sentimenti contraddittori quando torno, ma l’Italia (Toscana inclusa) non e’ un paese “normale” appunto. 

Il prossimo disco.
Il mio settimo album in studio esce il 2 marzo e si intitola “Traumsender”. Concettualmente, visualmente si ispira all’Espressionismo, cinematografico e pittorico, ma ovvio che non potevo, specialmente nei testi, non occuparmi del mondo contemporaneo e di tante cose che non mi piacciono. Forse è il mio disco più esplicitamente politico, del resto lo è ogni mio atto da qualche anno. Ci sono in Traumsender (speditore di sogni) una serie di provocazioni anche musicali, e sono curioso delle reazioni che provocheranno. Sono impaziente, credo sia un disco molto molto ispirato e pieno di contenuti.

lunedì 11 dicembre 2017

Disancorati

di Simona Volpi • Leggere un libro: “Disancorati” di S. Ottone, ed avere un vuoto dentro appena esso termina... avere bisogno, dopo la lettura dell'ultima pagina, di sapere cosa accadrà a quei ragazzi, a quel gruppo.

Avere anche una certezza: loro hanno conosciuto la danza, quell'arte che oltre ai corpi fa danzare le  diverse anime e le diverse storie di ognuno di loro, di ognuno di noi, e che ha la capacità di rendere tutti uguali, abili e disabili, virtuosi e peccatori, ricchi e poveri.
L'autrice ha sicuramente raggiunto l'obiettivo di trasmettere il suo sapere nella materia e lo ha fatto con una abilità che va oltre il tecnicismo e coinvolge anche i lettori meno esperti.
Ne parlo con lei:
-          Simonetta, come nasce questo libro? E come mai scegliere la scrittura per raccontare una storia di Arte, Limite e Amore?
 “Il piacere di leggere mi è stato trasmesso (e affettuosamente imposto) in famiglia.

I miei tenevano, e tengono,  una nutrita libreria di centinaia e centinaia di libri, per lo più classici, che dovevo chiedere in prestito ogni volta a mio padre (tuttora ne è gelosissimo, non per il valore delle edizioni, spesso ancora con il prezzo di poche lire, ma per l'opera stessa).
Mi mise presto in mano Hemingway, Mark Twain, Jack London, Steinbeck, Faulkner, Dino Buzzati, Primo Levi, Moravia, Elsa Morante… mia madre Oriana Fallaci,  De Maupassand, Dostoevskj, quindi i russi e i francesi.
Io poi ho continuato, lasciando che i libri mi “rimettessero in ordine” e mi rifocillassero dalle fatiche della vita che ti chiede la danza.
Iniziai a scrivere Disancorati dopo un lungo periodo a contatto con persone particolari, in Comunità, Centri Diurni, SERT, Case famiglia, dove tengo spesso laboratori di DanzaTerapia.

Il testo approdò nel 2011 ad uno spettacolo, un assolo di TeatroDanza che fu presentato in vari luoghi e teatri e da cui fu tratto un cortometraggio (a cura di Marco Sisi), finalista al Festival del Cinema Patologico (Roma, 2012).
I personaggi presero ancora più corpo, finché non si riunirono in questo romanzo.

Lo scrissi nel 2012; fu pronto nel 2013 ma non trovai subito editori interessati a pubblicarlo.
Altre storie, progetti, spettacoli presero il soparavvento. Nel 2017, dopo molteplici revisioni (grazie a Barbara Idda e Valerio Nardoni), Eizioni Creativa che già aveva pubblicato il mio saggio Danzare il simbolo, ha deciso di pubblicarlo e dare a questa storia un’opportunità.
In entrambi i libri il tema è lo stesso, ma il romanzo permette ad un’esperienza di essere fruita da persone non per forza educate alla materia o addette ai lavori. Il romanzo riesce a raccogliere tutto, ha potenzialità enormi, se di qualità, ovviamente; in questo senso sono un’esordiente, e mi pongo con estrema umiltà di fronte a tutto questo.”

-          Da cosa sei partita per scriverlo? Quali caratteristiche sono evidenziate?

Il Teatro è senz'altro un filo che "lega il sangue" di Disancorati.
Vi si parla di Antonin Artaud, di Carmelo Bene, e di quella teatralità che si ha quando si abitano i margini.
Ma anche la pittura, la scultura, la danza, come possibilità di riorganizzarci, di riconoscere un ordine ideale ed estetico nei nostri gesti, concreti e simbolici. Penso alla potenza espressiva e “disobbediente” delle pioniere della Danza Moderna, dell’ Arte del Movimento libero sviluppatasi nel novecento, come reazione ad un secolo pieno di grandi sconvolgimenti.
Protagoniste della storia sono due donne: Erica e Lisa. Insieme,  cercheranno di  investire sul presente, trattenendo la Storia, individuale e collettiva, ritrovare il punto da cui siamo partiti in origine, e far sì che la bellezza sia il nostro approdo, una bellezza radicata nel corpo, nella verità.
In fondo si danza per questo, per “ricordarsi di Sé”, come parte di un tutto.

-          In che modo si parla di limite, di droga e follia? 
In questa storia contemporanea d’altri tempi, la vera protagonista è quell'osmosi tra donne e uomini che cercano un buon motivo per mettere in atto un cambiamento, radicale e condiviso dalla propria comunità.Quindi al centro di tutto c’è la Relazione, i legami che solo la sua qualità può instaurare, liberando energie.
Il linguaggio di Disancorato poggia su un lirismo di fondo, ma diventa spesso scurrile, con incursioni linguistiche dialettali; i fatti raccontati sono talvolta crudi, frutto della mia immaginazione, ma fortemente aderenti alla realtà. 
Non amo la crudezza per forza, può dare noia.
Mi dispiace, ma la vita lo è. 

Prossimi appuntamenti? 
Disancorati ha debuttato a Novembre all’interno del PISA BOOK FESTIVAL 2017, poi ha iniziato i suoi giri: dopo Pisa, siamo partiti dal sud, da Napoli, poi Firenze, e saremo a Livorno il 14 Dicembre.

lunedì 27 novembre 2017

Le Ragazze di Via delle Sorgenti siamo Noi

di Simonetta Ottone • Spesso pensiamo di non poter fare nulla per ciò che circonda: la realtà è complessa e ricca solo di contraddizioni. Eravamo e siamo molto stanche di vedere ogni giorno quelle ragazze nigeriane sui bordi delle nostre strade, al caldo, al freddo, con visi assenti, in piedi o sedute su sedie bianche di plastica. Alcune tengono sempre un ombrello semi rotto, per ripararsi dal sole o dalla pioggia, alcune salutano, altre ti guardano tristi. Ad un certo punto a bordo strada, ormai da settimane, c'è una sedia storta, con un giacchetto rosso, lasciato lì, a ricordarci che quel giacchetto è di qualcuno, di una di loro che non è più tornata a prenderlo.
Sono giovani, spesso giovanissime, cambiano spesso. Le auto rallentano, spesso improvvisamente, frenano, si accostano, parlano e mercanteggiano tranquille. Fanno inversioni a U (anche camion e furgoni), ostacolano, sono un pericolo. A volte le ragazze salgono, a volte scendono. L'altro giorno ho visto un uomo che tornava all'auto in sosta precaria: si stava tirando su la cerniera, la ragazza camminava lenta dietro di lui.
Fino a un po' di tempo fa il mio bimbo mi domandava cosa facevano quelle ragazze lì; io gli rispondevo che aspettavano l'autobus, perché era difficile spiegare e trovare un motivo coerente, rispetto all'educazione che cerco di trasmettergli.
Poi ci hanno pensato le offese che i compagni di scuola dirigono dai finestrini a quelle ragazze, a quelle figlie di nessuno. Ne abbiamo parlato io e lui, e lui mi ha detto: "Mamma, ma se sei femminista devi fare qualcosa!". 
E così abbiamo fatto, insieme ad altre donne. 
Di seguito riporto il comunicato che il nostro gruppo ha diffuso in questi giorni:
Siamo liete di informarVi che grazie alla Campagna Le ragazze di via delle Sorgenti, lanciata da noi l'8 Marzo scorso, discreti risultati sono stati raggiunti.
Da Marzo One Billion Rising Livorno ha iniziato un forte lavoro di sensibilizzazione per il contrasto del fenomeno della Prostituzione nel territorio di Collesalvetti. Ha raccolto centinaia di firme da parte di cittadini, presentando un esposto al Comune di Collesalvetti. Ha lavorato quasi quotidianamente con i Carabinieri di Collesalvetti segnalando movimenti su Via delle Sorgenti da parte di clienti e favoreggiatori.
Sono state sporte più denunce da parte, in particolare, di una cittadina nostra sostenitrice: questa persona con la sua famiglia vive da anni un’invasione continua della sua proprietà privata che diventa luogo di consumo di prestazioni sessuali, con tutto  ciò che ne deriva in termini di disagio e scoramento.
Grazie al Consiglio di Frazione di Nugola e a tutti i cittadini che hanno firmato e ci hanno sostenuto, il Comune di Collesalvetti ha finalmente firmato l’ordinanza n.19/2017 che permette alle forze dell’ordine di agire contro clienti e favoreggiatori.
Qualcuno dice che le ragazze saranno messe da un’altra parte. Certo, può essere.
Ma se anche in quel territorio le parti sociali collaboreranno non sarà così facile schiavizzarle a cielo aperto e i presidi favoriranno la loro emersione.
Grazie alle Istituzioni che hanno collaborato con noi, tra cui la Prefettura di Livorno.
Questa notizia è stato il nostro modo di celebrare la Giornata Internazionale per l’eliminazione della Violenza sulle donne.
#LeRagazzediViadelleSorgentiSiamoNoi 
One Billion Rising Livorno 


lesalvetti segnalando movimenti su Via delle Sorgenti da parte di clienti e favoreggiatori.
Sono state sporte denunce da parte in particolare di una cittadina nostra sostenitrice per violazione proprietà privata, visto che aveva la prostituzione e le auto clienti in sua proprietà.
È stata fondamentale la sua azione e collaborazione.
Grazie al Consiglio di Frazione di Nugola e a tutti i cittadini che hanno firmato e ci hanno sostenuto, il Comune di Collesalvetti ha finalmente firmato l'ordinanza n.19 2017 che permette alle forze dell'ordine di agire contro clienti e favoreggiatori.
Qualcuno dice che le ragazze saranno messe da un'altra parte. Certo, può essere.
Ma se anche in quel territorio le parti sociali collaboreranno, non sarà così facile schiavizzarle a cielo aperto e i presidi favoriranno la loro emersione.